

144. La nascita di Israele e la prima guerra arabo-israeliana.
Da: A. Planski, Atlante geopolitico dello stato ebraico, in
Limes, ottobre-dicembre 1995.

Nel seguente passo Arnold Planski, studioso di geopolitica
israeliana, analizza il periodo compreso tra la fine del secondo
conflitto mondiale e la conclusione della prima guerra arabo-
israeliana. Dopo aver evidenziato i fattori che dettero forza alle
pressioni sioniste per la realizzazione di uno stato ebraico in
Palestina, egli espone i contenuti del piano presentato dall'ONU
per la spartizione della Palestina occidentale in due stati,
rilevando come, essendo esso inaccettabile sia per gli ebrei che
per i nazionalisti arabi, la guerra fosse a quel punto
inevitabile. Questa infatti scoppi contemporaneamente alla
proclamazione della nascita dello stato di Israele; conclusasi con
la vittoria israeliana, il suo effetto geopolitico pi rilevante,
gravido di tragiche conseguenze per il futuro, fu la mancata
nascita dello stato arabo-palestinese previsto dalle Nazioni
Unite.


Alla fine della seconda guerra mondiale, il contesto geopolitico
del Medio Oriente appare notevolmente mutato. Sei milioni di ebrei
sono stati assassinati dai nazisti in Europa, senza che le potenze
occidentali siano riuscite - o abbiano provato - a salvarli sia
prima che durante le ostilit, senza per questo allargare le
maglie dell'immigrazione in Palestina. Questo dato d forza
all'argomento sionista che sostiene l'improcrastinabilit di uno
stato sovrano ebraico, possibilmente nella Terra promessa; un
Leitmotiv [un tema ricorrente] che viene in continuazione
riproposto in Occidente e in particolare negli Stati Uniti.
Inoltre numerosi militanti sionisti si sono guadagnati allori e
galloni combattendo su vari fronti sotto le insegne britanniche
[...]. Sul terreno, gli anni 1946 e 1947 vedono un ulteriore
inasprimento della contesa fra i due nazionalismi antagonisti, cui
si aggiungono, terzo incomodo, le forze d'occupazione britanniche.
Le quali sono numerose, superiori a quelle in India, ma incapaci a
mantenere l'ordine, pur attirandosi le antipatie di arabi ed
ebrei. Su pressione di Washington e dell'opinione pubblica, Londra
decide di sottoporre il caso palestinese al giudizio delle Nazioni
Unite e annuncia il ritiro unilaterale per il maggio 1948. L'ONU
presenta allora un piano di spartizione della Palestina
occidentale in due stati.
A differenza del Piano Peel del 1938, lo Stato ebraico disporrebbe
in questo caso oltre che della fascia costiera e del bacino del
Giordano anche della quasi totalit del deserto del Negev, incluso
l'accesso al Mar Rosso. In compenso, la Galilea centrale (o
Triangolo), a forte densit araba, verrebbe persa, come anche la
Giudea e la Samaria; queste tre regioni centrali e semimontuose
sono assegnate allo stato arabo che prenderebbe inoltre possesso
della fascia costiera meridionale (Ashdod, Ashkelon e Gaza) e di
una banda desertica frontaliera all'Egitto (dove sono presenti
trib beduine). Entrambi gli stati sarebbero divisi in pi parti,
mentre nessuna delle parti controllerebbe Gerusalemme, che si
prevede rimanga unita alla regione circostante sotto il controllo
internazionale.
Consacrando l'ingrovigliamento delle popolazioni antagoniste sul
terreno, il piano ONU non d che una tenue speranza di esistenza
alle future entit statuali, vista l'estrema e viscerale passione
che le due parti nutrono per Gerusalemme, ma tuttavia provoca
reazioni diverse: da parte sionista Ben Gurion lo accetta, i
governi e i capi dei gruppi nazionalisti arabi lo rifiutano. La
guerra appare inevitabile.
Il 14 maggio 1948, alla vigilia della ritirata definitiva delle
truppe britanniche dalla Palestina, David Ben Gurion proclama
ufficialmente l'indipendenza dello stato di Israele, atto
immediatamente seguito dalle dichiarazioni di guerra di tutti gli
stati arabi della regione. Il 15, le truppe regolari del Libano e
della Siria a nord, della Transgiordania e dell'Irak ad est,
dell'Egitto a sud iniziano l'invasione del neonato stato ebraico,
congiungendosi subito con le bande di irregolari arabi
nazionalisti.
Quando l'11 luglio interviene un primo cessate-il-fuoco, lo stato
ebraico pare sul punto di essere annientato; sono ancora in suo
controllo infatti solo la regione costiera di Tel Aviv, qualche
insediamento in Galilea e nel Negev settentrionale, mentre la
parte occidentale di Gerusalemme  accerchiata e assediata.
Israele per sfrutta il prolungamento del cessate-il-fuoco e nel
giro di poche settimane riesce a racimolare diverse decine di
milioni di dollari in prevalenza presso le comunit ebraiche
americane e a far sbarcare lungo le coste, ormai libere dal
blocco, ingenti quantit di armi e munizioni. Parallelamente,
migliaia di rifugiati affluiscono ogni giorno dall'Europa
attraverso il porto di Haifa. Molti di essi ricevono un
rudimentale addestramento e vengono rapidamente avviati alle prime
linee del fronte. Nel momento in cui, nell'agosto 1948, riprendono
le ostilit, le forze arabe sono sorprese da un'efficace offensiva
generalizzata delle forze ebraiche. Colpendo in ogni direzione dal
loro esiguo territorio, beneficiando di buone linee di
comunicazione interne e di un miglior equipaggiamento ed essendo
soprattutto consci che in caso di disfatta saranno rigettati in
mare, durante l'autunno gli israeliani riguadagnano tutto il
terreno perduto e anche oltre. Dall'altra parte, l'estrema
disomogeneit dei ben pi numerosi eserciti arabi e i diversi
obiettivi politico-militari dei loro capi contribuiscono a
provocare la disfatta finale. Nel gennaio 1949, tutti gli Stati
arabi limitrofi sono costretti a chiedere l'armistizio.
Dal punto di vista militare, la guerra d'indipendenza d'Israele, o
prima guerra arabo-israeliana, termina con un'incontestabile
vittoria dello stato ebraico, non fosse altro per il fatto di
essere riuscito a sopravvivere. La continuit territoriale 
acquisita, la totalit della fascia costiera (Gaza esclusa), della
Galilea, dell'intero Negev fino al Mar Rosso  ora sotto la
sovranit israeliana, cos come la parte occidentale di
Gerusalemme che si trova ad essere assai meno isolata dalla costa.
Tuttavia sono stati subiti anche alcuni rovesci: la perdita del
cuore di Gerusalemme; la Citt Vecchia, con le sue vestigia
bibliche (il Muro del Pianto) fa parte della Transgiordania. Le
perdite umane infine sono state pesanti, i seimila giovani ebrei
morti corrispondono a circa l'1% totale della popolazione al
momento della nascita d'Israele. Dal punto di vista geopolitico,
la realt pi evidente  che lo stato arabo-palestinese previsto
dalle Nazioni Unite non nascer; dopo la guerra la Transgiordania
se ne annette la parte principale (Cisgiordania o Giudea-Samaria),
diventando in seguito Giordania, mentre Israele conserva le
restanti regioni della Galilea e del Negev.
